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Zoe

Nel greco antico il termine Zoé (ζωή) significa vita, benché la lingua greca contempli tre sostantivi che rendono il significato della parola italiana "vita": zoé (ζωή), bìos (βίος), psyché (ψυχή).

 
Con Aristotele l’opposizione tra i due termini zoé ("nuda vita" comune a tutti gli esseri viventi) e bìos (la "forma della vita" intesa come segno e senso dell’essere) diventa spunto di riflessione filosofica per distinguere tra vita naturale ed esistenza politica, tra uomo come essere vivente e uomo come soggetto politico.

Nel tempo, all’interno del mondo greco-romano, Zoé viene a indicare il concetto universale della vita, il "principio della vita" comune a tutti gli esseri viventi, e nel Nuovo Testamento il termine viene utilizzato per riferirsi alla "vita eterna".

Italo Calvino chiama Zoe una delle sue “città invisibili”, e la descrive come la città dell’esistenza indivisibile, forse con riferimento al concetto universale della vita espresso nella Grecia antica:
"...
se l'esistenza in tutti i suoi momenti è tutta se stessa, la città di Zoe è il luogo dell'esistenza indivisibile. Ma perché allora la città? Quale linea separa il dentro dal fuori, il rombo delle ruote dall'ululo dei lupi?" (Italo Calvino, Le città invisibili, Einaudi, Torino, 1972).

 

Zo'è è anche il nome con cui si autodenominano alcuni indios della foresta amazzonica brasiliana, un gruppo di lingua Tupi-Guarani che risiede nell’area compresa tra i fiumi Cuminapanema e Erepecuru, nel nord dello stato di Parà.

Gli Zo'è appartengono a quelle poche etnie amazzoniche che hanno avuto contatto con il mondo “bianco” solamente da alcuni decenni, rimanendo a lungo sconosciuti e isolati nel loro contesto ambientale.






 

   

 


 

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